Ham Ham Hamtaro!

Utente: Cappuccina
La donna che credeva di non avere più tempo

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domenica, 24 settembre 2006

Tutte le strade sono più semplici da attraversare con una mano

Guardavo “Le Cirque du Soleil” l'altra sera in televisione e a parte quel essere inutile di Filippa Lagerback che interrompeva lo spettacolo per i suoi squallidi monologhi sono rimasta colpita da colori, musiche e idee.

C'era un acrobata che nella sua bellissima tuta gialla e rossa cercava di accendere un candelabro solo col gesto della mano, ma il candelabro scappava verso l'alto  e lui si arrampicava su sedie, tavoli e culle per bambini fino a 10 metri…

e ancora altre sedie una sull'altra incastrate alla perfezione

e 20 metri…

e ancora più su,  sembrava non si fermasse mai.

Ad un certo punto di questa scalata inquadrano un bimbo che osserva rapito a occhi spalancati,

la bocca un poco aperta in un'espressione di stupore e preoccupazione, vuole sapere come va a finire…ma farebbe qualunque cosa per evitare che quel acrobata cada.

 

-ti prego non cadere!

-non ti preoccupare piccolo, sono allenato a stare quassù. lo faccio di mestiere. e poi se non accendo il candelabro dovrò cenare al buio…

-ma perché il candelabro continua a salire?

-perché altrimenti lo raggiungerei e finirebbe il gioco.

-ma non puoi usare una scala?

-non per dove voglio arrivare io. devo costruirla da me. un pezzo per volta. capita che i pezzi non si incastrino alla perfezione. ma vado avanti lo stesso con quello che ho.

-hai freddo?

-solo quando tu chiudi gli occhi e hai paura. allora mi chiedo se da solo posso davvero farcela. se serva accendere una luce quando non c'è nessuno con cui cenare. e mi chiedo quanta luce faranno mai 3 candele a 100 metri d'altezza. e mi sembra che più costruisco pezzi di questa scala più il candelabro sale verso l'alto. mi chiedo se quest'altezza abbia un senso, se la mia scelta sia coraggio o solo incoscienza. potrei cenare prima che cada il buio e lasciar stare questa salita.

-hai paura del buio?

-voglio solo vedere dove finisce. ammesso che finisca.

-la mamma dice che al buio non ci sono mostri. che devo imparare a dormire con la luce spenta. Io ci credo. Mi fido della mamma. ma non è colpa mia se i miei occhi vedono solo con la luce accesa.

-fidati dei tuoi occhi, piccolo. ma non solo di quelli: è la luce che crea le ombre. e promettimi una cosa. Resta qui a guardarmi, stammi vicino.

-se vuoi ti aiuto...

-purtroppo non puoi piccolo. non permetto a nessuno di aiutarmi. ognuno deve fare da solo. Dovunque tu scelga di andare portati dietro tutto quello che hai di più caro perché ti mancherà, perché ti sentirai solo, perché avrai voglia di rinunciare. perché passerai il tempo a chiederti se hai sbagliato. Sono molto di più le cose contro di noi che quelle che ci aiutano. Vorrei avere parole più belle da dire a te che hai negli occhi sogni che io non riesco nemmeno a immaginare. Ma a furia di salire ho paura di aver perso qualcosa più di aver trovato qualcos'altro. Mi chiedo cosa vedano i miei occhi da quassù, e se questo cielo valga davvero la mia solitudine. Più arrivi vicino ai tuoi sogni, più hai paura di realizzarli…

 

Quando l'acrobata alla fine arriva a toccare il candelabro, con un soffio accende l'ultima candela,

la sala non si rischiara per nulla,

ma il numero è riuscito, il pubblico applaude.

 

-la discesa è più pericolosa sai piccolo. sembra tutto stupido a guardarlo da sotto...

 

Il bambino è ancora lì

immobile…

gli stessi occhi stupiti e preoccupati…

 

-posso tenerti la mano?

Sorseggiato da: Cappuccina quando erano le ore 23:19 | Link | commenti (6)
categoria:pensieri caldi
giovedì, 14 settembre 2006

Farouk cammina sotto il sole che cala, alla fine di un pomeriggio di settembre,
piove e non piove.
sono dietro di lui, a pochi passi.

Lo osservo con quella sua andatura un po' così
barcollante eppure sicuro,
che lo distingui da lontano.

Farouk ha una gamba martoriata dagli orrori di un paese da cui è scappato.
Così, quando il ragazzo che mi è appena passato accanto lo urta, lui cade.
Il ragazzo non si volta non si ferma non chiede scusa.
Il ragazzo ha la maglia dell'Italia e fretta di andare a sapere se la Seredova sposerà Buffon suppongo..
se no tutta questa maleducazione non si spiega..

Farouk  rimane a terra immobile, la gente gli passa accanto, non lo vedono?

mi avvicino e gli allungo una mano,
lui ringrazia con gli occhi bassi,
e si rialza appoggiandosi a me.

Solo quando è in piedi di nuovo, dopo essersi risistemato,
per ringraziarmi ancora una volta mi guarda in faccia
e mi riconosce.

Farouk fa il bidello in quello che è stato il liceo di tanti ragazzi,
Farouk è una persona squisita, ha gli occhi pieni e profondi tipici della sua gente egiziana,
Farouk è un faraone mancato tanto è un bell'uomo.

Vede passare migliaia di studenti tutti gli anni
e si ricorda di tutti (o quasi, non è extra terrestre)
ha un sorriso gentile per tutti.

Mi ringrazia ancora si prostra in strani inchini
mi dice che ha fretta, dandomi del Lei, che deve tornare a scuola a pulire le classi,
che domani ci sono i nuovi alunni,
è fiero di quello che fa, del suo compito.

Lo guardo allontanarsi in tutta fretta
con quella sua gamba un po' così.
Penso al ragazzo che lo ha urtato.

Farouk è italiano, se non di origine, di documenti…
parla un italiano corretto, anche se con un accento tutto suo.
Lavora in questo paese da più di 20 anni, lo fa come si deve, lo fa a testa alta.
Ha sposato una gentile signora italiana che lo viene sempre a prendere fuori da scuola,
ha due figli italiani a tutti gli effetti.
che probabilmente tifano Italia come il ragazzo che correva.

Il nazionalismo è una cosa strana.
Siamo (e mi ci metto anche io)

tutti buoni a festeggiare in piazza fino all'alba,
per l'Italia.
mi sento dire: non è una questione di calcio, ma di Italia.

Farouk è più Italia di tutti i calciatori messi insieme.
Farouk è più Italia di tante bandiere, di tanti cori…
di tanti di noi, probabilmente.

Ma preferiamo non vederlo, quando cade per terra in mezzo alla strada,
quello stesso ragazzo che domenica
per un fallo e un ragazzone di 100 kg a terra farà scene dell'altro mondo,
non è disposto a vedere Farouk, né ad aiutarlo a rialzarsi.

tutto questo è troppo scomodo da ammettere, suppongo.

 

 



Sorseggiato da: Cappuccina quando erano le ore 04:18 | Link | commenti
categoria:pensieri freddi
mercoledì, 13 settembre 2006

 

Ricordo il primo bacio, tremendamente voluto e dato per caso durante uno stupido gioco infantile, dietro ad un albero per via dell'imbarazzo in un parco dietro casa. Ricordo il batticuore e gli occhi infinitamente blu, al centro di un dolce viso contornato da riccioli biondi.

Ricordo che è durato un attimo.

Ora non ricordo l'ultimo.

Solo un ricordo.

 

Ricordo la prima volta che ho guidato un'auto. Il giro che ha  fatto la chiave e quei pedali duri e vecchi che mi hanno sorretto fino alla prima curva. Ricordo che la prima volta il copilota non me la fece fare la curva. Ricordo l'eccitazione e il suono che faceva il motore, la strada ombreggiata dagli alberi dietro alle farmacie comunali.

Ricordo che è durato 10 minuti.

Ora in cinque minuti faccio tutta la tangenziale.

Solo un ricordo.

 

Ricordo la prima volta che ho fatto l'amore. Ricordo la paura e il desiderio. Ricordo l'amore e quelle fitte in mezzo al petto che mi toglievano il battito. Ricordo che tutti gli altri momenti sono ricordi confusi ma belli.

Ricordo che è durato abbastanza.

Ora non ce n'è mai abbastanza.

Solo un ricordo.

 

Ricordo il mio primo giorno di lavoro. Il male ai piedi che ho patito per essermi messa un paio di scarpe con un tacco troppo alto. Ricordo che ero spaesata e allo stesso tempo incuriosita. Ricordo che è durato talmente poco che domani non ci tornerò.

Ora dovrei dormire.

Magari fosse un ricordo.

 

E oggi sarà un nuovo  primo che continuerò a ricordare negli anni. Oggi è il giorno del mio primo capello bianco. Proprio in testa alla piccolina, a quella che starnutisce come un uccellino.

Per il momento non voglio ricordare.

Perché è il primo di una lunga serie.

E domani ce ne sarà un altro.

Magari fosse un ricordo. Questo è il presente...
Sorseggiato da: Cappuccina quando erano le ore 01:25 | Link | commenti (1)
categoria:pensieri evaporati
giovedì, 07 settembre 2006

La mattina odo la risacca delle onde sulla battigia, qualche gabbiano e il cinguettìo degli uccelli. Ah, si sentono anche dei merli e qualche gazza.
Ma ciò che domina incontrastato è il mare. Ancora addormentato e tranquillo, respira piano, quasi con indolenza, e soffia il suo alito fino alla mia camera. Mi solletica la pelle, mi scuote piano. Dai, vieni adesso mentre non c'è nessuno, mi sussurra. E mi lascio trasportare docilmente fino a lui, fino a farmi carezzare i piedi, fino a farmi avvolgere completamente. E' il nostro abbraccio mattutino, segreto e misterioso che appartiene soltanto a noi.
Più tardi so che abbraccerà centinaia di corpi come il puttaniere che si concede per appagare la propria vanità. Ma non ci sarà amore nè l'intimità intensa e profonda che riguarda solo noi due.
Ci ritroveremo al tramonto quando saremo nuovamente soli.
Nelle sere di luna si veste di paillettes e mi occhieggia maliziosamente. Impossibile resistergli.
Ma ieri sera e per tutta la notte la spiaggia è stata teatro di canti e suoni: chitarra, armonica a bocca, bonghetti.
La notte magica di San Lorenzo quando cadono le stelle come fiocchi di neve.
Le stelle sbiadite dalla luce lunare e la magìa del momento evaporato dagli sghignazzi che qua e là provenivano dai gruppi disseminati lungo la spiaggia.
Per fortuna stamattina una schiera di volontari armati di guanti e sacchi neri ha reso praticabile la zona. Ma la tregua non durerà, anche stasera torneranno, fino a sabato. Ognuno spera di vedere una delle tante lacrime di Lorenzo per esprimere un desiderio affidandolo alla scia luminosa.
Voglio voglio voglio... I sogni son desideri o i desideri sono sogni?
Mi tapperò le orecchie stanotte, mi cucirò la bocca e chiuderò gli occhi.
Per sentire il profumo di un desiderio.

Sorseggiato da: Cappuccina quando erano le ore 01:51 | Link | commenti (2)
categoria:pensieri evaporati