Una volta ho letto questa frase su di un libro: "Trova una persona che scavi dentro di te la sua necessità, che riesca a diventarti indispensabile, questo è l'amore"(P.Handke). Allora sono arrivata alla conclusione di essere una persona perennemente innamorata.
Il mio nome è Cappuccina, ma mi sarebbe piaciuto avere un nome un pò più aggressivo, tipo Gloria o Apollonia, più feminile come Luella o Liana, ben augurane come Luminosa o Allegra ma...
L'impulso di vagabondare e la voglia di osservare sono in me più forti di qualunque altro e nutro un interesse sviscerato per tutto ciò che è moda o pubblicità.
A volte non ti desidero realmente, ma ti prendo lo stesso perchè sono annoiata e ho voglia di bruciare assieme a te.
A volte invece stare con te mi rasscura, è una sensazione che mi raddoppia e mi fa sentire importante qualunque cosa io stia facendo, tipo entrare in una stanza piena di gente o partecipare ad una discussione o ancora sostenere uno di quelli sguardi che ti penetrano dentro.
Ma certe volte ancora, come questa, ti voglio con tutte le mie forze, allora ti vengo incontro, ti prendo tra le mani e ti accendo. E mi metto comoda sul divano. E mi rilasso. E lascio che il mondo giri senza di me.
E' bellissimo avvertire il momento iniziale in cui il tabacco prende fuoco. Quello è un rumore che mi avvolge, la nicotina mi scorre nelle vene e mentre o butto fuori in linea retta il cervello è un pò più contento.
Oggi sei la numero 15, ma la più "ben accetta" di tutta la giornata e te lo dico mentre mi guardo i piedi scalzi e un poco abbronzati. Li sto guardando perchè sono accovacciata a terra sul parquet, sui i limiti di un balcone spalancato alla vita e mi trovo un immagine molto glamour, di quelle da pubblicità. Sì, penso potrei benissimo essere una pubblicità di una nota marca di sigarette.
La scena si svolge sul terrazzo di una bellissima casa bianca, che si affaccia direttamente sulla spiaggia.
Siamo al tramonto.
L'inquadratura è di fronte al mare sul cui orrizonte si staglia una palla di fuoco arancione, e tra il mare e la telecamera il terrazzo di legno, un plaid rosso e una ragazza di spalla adagiata sul plaid che fuma con lo sguardo fisso sul mare e la palla di fuoco. Vicino al plaid un posacenere di vetro anonimo e nient'altro a parte il legno del terrazzo.
Della ragazza si desume solo che sia giovane, dalle esile figura e dai capelli scuri, tenuti raccolti con un bastoncino di legno, essenziale come l'abbigliamento: un paio di jeans ed una maglietta bianca. Non porta le scarpe, perchè ha i piedi nudi adagiati al lato e mentre la mano sinistra regge la sigaretta, l'altra è poggiata a terra.
La pelle è ambrata, baciata dal sole e la mano che sorregge la sigaretta presenta una piccola cicatrice.
E mentre i Verve cantano "The drugs don't work" vorrei tenerti tra le mani passeggiando sulla riva della spiaggia e lasciarmi bagnare ritmicamente i piedi e anche i jeans fino a quasi il ginocchio. Io, tu che mi fai dai enfasi, i miei jeans, il mare, il tramonto, i gabbiani, il vento addosso che mi scompiglia i capelli e niente più.
Poi vorrei trattenerti anche a sera inoltrata. Io, tu che mi dai enfasi, i miei jeans, il mare, la luna eterea, il vento addosso che mi scompiglia i capelli e niente più.
Invece resto qui...
Mi arriva l'eco di bambini che giocano...
E mi ricordo che è primavera inoltrata...
Lui è appena andato via ed io infilo le gambe tra le linee della ringhiera come facevo quando ero piccola e lascio che i piedi penzolino nel vuoto e siano accarezzati dall'aria dolce che si muove appena.
Mentre ti spengo con due dita nel posacenere, mi stendo a terra e rimango a guardare il cielo solcato da una striscia zzurra di un aereo...
Non vorrei sentire altro che non sia nicotina.
Non vorrei sentire altro che non sia questo indolenzimento nel basso ventre che mi rimanda a lui e a quanto ci ha giocato in questa zona qui.
Non vorrei sentire altro che questo profumo invischiato nei miei capelli.
Poi mi rialzo e ripenso alla prossima volta che ti riaccenderò dopo che lui mi avrà spenta.
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