Ham Ham Hamtaro!

Utente: Cappuccina
La donna che credeva di non avere più tempo

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Avete bevuto *loading* cappuccini!

sabato, 21 febbraio 2009

Lei mi guarda con quegli occhi così grandi e così ingenui.

Mi guarda e aspetta che le parole escano da sole. Senza fatica. Senza pensare.
Mi abbraccia con l'ennesima voce strozzata dal pianto e mi confida che con lui ha rotto.

A dire il vero ha rotto con lui migliaia di volte:
Migliaia di volte lei ha cercato di resistere e migliaia di volte l'ha ricercato.

Naturalmente, lui da buon samaritano, ha sempre riaperto la porta.

Lei è innamorata di lui. Ma lui non ama lei. Un classico patetico.

Lei lo sa. Lui lo sa. Loro non sanno perchè stanno insieme. Non sanno perchè stanno al telefono per ore. Non sanno perchè fanno l'amore, il sabato pomeriggio.

Quasi tutti i sabato pomeriggio, da dieci mesi a questa parte.

Hanno entrambi una concezione del rapporto. Del loro rapporto.

Lei dice "Di lui, sono innamorata".
Lui dice "Mi vedo con una".

Lei aspetta per ore un messaggio, una chiamata. Si sveglia a qualsiasi ora, durante la notte per vedere se lui, anche per una sola frazione di minuto ha pensato a lei.

Ma lui non pensa mai a lei.

Pensa a lei quando le scrive; "sono solo. Posso passare da te?".

E lei, che non vorrebbe rinunciare a lui, conta fino a dieci poi fino a venti poi fino a trenta e poi si pente perchè ha aspettato troppo a rispondere e  lui magari potrebbe aver spento il cellulare nel frattempo.
Vorrebbe dire di no ma poi lo vede e la forza scompare. Il suo corpo a volte si ribella ma il suo cuore mai.

Dopo l'amore, la domenica lei si sente sempre piccola e giura a se stessa che basta.
Con lui ha chiuso. Non vuole elemosinare il suo amore.

Ma il lunedi sera presa dalla nostalgia, gli manda un messaggio; "Ti penso".
E lui le risponde; "Buona serata".

Lei mi abbraccia e i suoi occhi mi pregano di non dirle quello che già sa.
Che già conosce.

Stai tranquilla, non ti dirò che questo rapporto è malato. Non ti dirò che la colpa è forse solo tua.
Che dovresti perderlo. Invece lo cerchi.

Il mio abbraccio si fa sempre più forte, empaticamente entro nei suoi pensieri, nel suo cuore triste e nella sua mente confusa.
E quando cerco di dirle che la vita è oltre, che deve per forza uscirne, lei si asciuga gli occhi, soffia il naso e mi chiede:

"Avresti una fetta di torta? ho fame e poco tempo. E' sabato, e lui tra poco arriva da me".

Sorseggiato da: Cappuccina quando erano le ore 17:28 | Link | commenti (2)
categoria:pensieri, pensieri tristi, pensieri dolci
domenica, 08 febbraio 2009

Cara Cappuccina,

Oggi è il  tuo giorno speciale. Un giorno che segna l'anno che va. Ma che segna anche la speranza del cambiamento.
Hai aspettato questo giorno per giorni. Un pò perchè sei egocentrica (e non ti offendere) e un pò perchè vivi sempre in balia delle onde del senso di inferiorità.
Così per giorni hai fatto il conto alla rovescia come i bambini lo fanno con le vacanze da scuola, idealizzando qualcosa che poi, nella realtà, non accade mai.
Questa mattina ti osservavo. Mentre ti preparavi, un sorriso solcava il tuo viso stanco. Mentre ti truccavi e vestivi...tutto sorrideva.
Oggi è il tuo giorno speciale: bisogna sorridere!
Per il resto, il solito copione. Auguri, auguri, auguri, auguri. Niente di più e niente di meno. Però hai accettato tutto e tutti sfoderando il tuo nuovo sorriso. Quello delle occasioni speciali. Quello del giorno speciale.
Aspettando.
Aspettando il giorno speciale è quasi sera. E...l'augurio, quello speciale, quello che...è quasi un anno che lo stai aspettando, quello no. Nemmeno arriverà più.
"Odio le ricorrenze! Odio le date! Odio i compleanni!"
Nasconde così, l'assenza di cura nei miei riguardi.
Nasconde così il disagio di dover condividere con me il mio...giorno speciale.

Tanti auguri, Cappuccina.

Sorseggiato da: Cappuccina quando erano le ore 22:32 | Link | commenti (1)
categoria:pensieri, pensieri spensierati, pensieri dolci, pensieri caldi, pensieri stagionali
lunedì, 02 febbraio 2009

Non guardo mai la televisione. Se proprio devo guardare un contenitore, preferisco guardare la vasca dei pesci.

Almeno, dentro, qualcosa di vivo c'è.

Però ho preso l'influenza e nel triste vagare per casa, muovendomi come un procione in letargo dal divano al letto, dopo aver letto tutto ciò che c'era da leggere, dopo aver pensato a tutto ciò che c'era da pensare, l'ho accesa.

Per un attimo ho pensato che l'influenza mi avesse provocato una sorta di "ritorno al passato". Un pò come nel film "Non ci resta che piangere", dove Benigni e Troisi si ritrovano, di colpo, catapultati nel 1492.

Ecco, io ho avuto la sensazione che fossimo tornati ai tempi di qualche lontana monarchia.

Poi ho capito che i "tronisti" non sono altro che la nuova creazione del re dei re...della spazzatura.

Ho girato e rigirato, senza sapere dove andare...No, questa è Baglioni!

Ho girato e rigirato, senza davvero che guardare. Così mi sono limitata a schiacciare malinconicamente i tasti del telecomando.

Alla fine, mi sono fermata su di una pubblicità. Strano, qualcuno dirà.

Solitamente, è proprio durante la pubblicità che si gira canale!

Non ricordo il prodotto pubblicizzato.Una frase, però, mi ha colpita.

"Quando saprò parlare, ti dirò quanto sono felice".

E...dentro mi si è aperto il solito dibattito. Che mi dispiace se annoierà qualcuno di noi...ma...la poca presunzione che la mia mamma mi ha passata...mi fa dire che, tra tutta la noia di cui il mondo è piena, l'unico dibattito che non mi annoia mai è quello tra la mia testa e il mio cuore.

I bambini dimostrano la felicità, la gioia e la fiducia verso il genere adulto, sorridendo, accarezzando, toccando, osservando ogni nostro più piccolo movimento.

La parola manca, è vero. Ma i cinque sensi colmano. Eccome se colmano.

Poi si cresce, si "matura", e le modalità di entrare nell'altro cambiano completamente. I cinque sensi sembrano dimenticati. Ci si allontana, fisicamente. Certi gesti sono sconvenienti. Certe occhiate non si fanno, stanno male! Certi sorrisi, poi...per carità.

A che serve, poi, tutta questa fisicità?

Noi abbiamo la parola!

Noi sappiamo parlare" Anzi"

Sappiamo anche scrivere. Sms, veloci come il vento. Che più scrittura sono un insulto alla lingua italiana. Ma questo poco importa. Che conta è la velocità!

Così, nella fretta di farti sapere che ti sto pensando, mi sono completamente dimenticata di dirtelo, che ti sto pensando. Così, nell'ingordigia della velocità virtuale, non so più dirti che ...sono felice.

Quando ero piccola, avrei voluto dirtelo. Ma non potevo. Oggi sono grande. Ma non posso dirtelo ugualmente. Perchè mi sono dimenticata come si fa a communicare un sentimento. Perchè la nostra vita è nelle mani della più audace servitù: telefono, internet, fax, televisione.

Un soffio di vento scuote il mio sonno, forse si è aperta la finestra.

Mi sgranchisco. Da questo divano che ha preso la mia forma.

Il bambino della pubblicità non c'è più. Forse me lo sono sognato. Forse ho sognato tutto.

Cosa è vero? Cosa non lo è? Dipende...

Sento che stasera te lo dirò, a voce, che sono felice. E non aspetterò di essere grande per farlo.

Sorseggiato da: Cappuccina quando erano le ore 02:41 | Link | commenti (1)
categoria:pensieri, pensieri dolci, pensieri evaporati, pensieri caldi