Guardo il mondo dalla finestra. Lo guardo e mi appare sconosciuto. Forse i vetri sono sporchi, forse non riesco ad orientarmi e tutto sembra diverso. Guardo questo mondo allontanarsi sempre più dal mio, guardo e non riconosco più le forme, i colori, i paesaggi attorno a me. Il freddo che vedo fuori, lo percepisco sulle mani, nei piedi, in questa stanza spoglia che si sta prendendo una vacanza prima di diventare, almeno lei, una nuova stanza. Il freddo che fuori abbraccia gli alberi e le cime di queste montagne che restano innevate ma felici, entra nel mio cuore. Sento il freddo compattarsi in piccole stalattiti che indelicatamente raffreddano i miei pensieri, le mie emozioni, le mie decisioni. Cerco il calore. Lo cerco nella scrivania vuota sommersa di libri, lo cerco in questo pavimento marmorizzato, ma tutto resta freddo. In questa sensazione continua di freddezza, mi accorgo di non averti vicino e di non poterti usare come fonte di calore. Mi sarei adagiata alla tua spalla. Lo avrei fatto piano, senza fare rumore. Avrei sentito il tuo corpo sempre caldo scuotersi leggermente di fronte a questo mio gesto di tenerezza. Avrei sentito la tua mano decisa carezzarmi i capelli, avrei sentito la tua voce profonda dirmi che...non devo preoccuparmi. Qualsiasi cosa, tu ci sei. Mi guardo attorno ma tu non ci sei. Mancano la tua spalla, la tua mano, la tua voce. Mi resta solo il ricordo di questa promessa. Guardo fuori e fa freddo.
Anche lì.
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