Ham Ham Hamtaro!

Utente: Cappuccina
La donna che credeva di non avere più tempo

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Avete bevuto *loading* cappuccini!

lunedì, 02 febbraio 2009

Non guardo mai la televisione. Se proprio devo guardare un contenitore, preferisco guardare la vasca dei pesci.

Almeno, dentro, qualcosa di vivo c'è.

Però ho preso l'influenza e nel triste vagare per casa, muovendomi come un procione in letargo dal divano al letto, dopo aver letto tutto ciò che c'era da leggere, dopo aver pensato a tutto ciò che c'era da pensare, l'ho accesa.

Per un attimo ho pensato che l'influenza mi avesse provocato una sorta di "ritorno al passato". Un pò come nel film "Non ci resta che piangere", dove Benigni e Troisi si ritrovano, di colpo, catapultati nel 1492.

Ecco, io ho avuto la sensazione che fossimo tornati ai tempi di qualche lontana monarchia.

Poi ho capito che i "tronisti" non sono altro che la nuova creazione del re dei re...della spazzatura.

Ho girato e rigirato, senza sapere dove andare...No, questa è Baglioni!

Ho girato e rigirato, senza davvero che guardare. Così mi sono limitata a schiacciare malinconicamente i tasti del telecomando.

Alla fine, mi sono fermata su di una pubblicità. Strano, qualcuno dirà.

Solitamente, è proprio durante la pubblicità che si gira canale!

Non ricordo il prodotto pubblicizzato.Una frase, però, mi ha colpita.

"Quando saprò parlare, ti dirò quanto sono felice".

E...dentro mi si è aperto il solito dibattito. Che mi dispiace se annoierà qualcuno di noi...ma...la poca presunzione che la mia mamma mi ha passata...mi fa dire che, tra tutta la noia di cui il mondo è piena, l'unico dibattito che non mi annoia mai è quello tra la mia testa e il mio cuore.

I bambini dimostrano la felicità, la gioia e la fiducia verso il genere adulto, sorridendo, accarezzando, toccando, osservando ogni nostro più piccolo movimento.

La parola manca, è vero. Ma i cinque sensi colmano. Eccome se colmano.

Poi si cresce, si "matura", e le modalità di entrare nell'altro cambiano completamente. I cinque sensi sembrano dimenticati. Ci si allontana, fisicamente. Certi gesti sono sconvenienti. Certe occhiate non si fanno, stanno male! Certi sorrisi, poi...per carità.

A che serve, poi, tutta questa fisicità?

Noi abbiamo la parola!

Noi sappiamo parlare" Anzi"

Sappiamo anche scrivere. Sms, veloci come il vento. Che più scrittura sono un insulto alla lingua italiana. Ma questo poco importa. Che conta è la velocità!

Così, nella fretta di farti sapere che ti sto pensando, mi sono completamente dimenticata di dirtelo, che ti sto pensando. Così, nell'ingordigia della velocità virtuale, non so più dirti che ...sono felice.

Quando ero piccola, avrei voluto dirtelo. Ma non potevo. Oggi sono grande. Ma non posso dirtelo ugualmente. Perchè mi sono dimenticata come si fa a communicare un sentimento. Perchè la nostra vita è nelle mani della più audace servitù: telefono, internet, fax, televisione.

Un soffio di vento scuote il mio sonno, forse si è aperta la finestra.

Mi sgranchisco. Da questo divano che ha preso la mia forma.

Il bambino della pubblicità non c'è più. Forse me lo sono sognato. Forse ho sognato tutto.

Cosa è vero? Cosa non lo è? Dipende...

Sento che stasera te lo dirò, a voce, che sono felice. E non aspetterò di essere grande per farlo.

Sorseggiato da: Cappuccina quando erano le ore 02:41 | Link | commenti (1)
categoria:pensieri, pensieri dolci, pensieri evaporati, pensieri caldi
giovedì, 15 maggio 2008

Una volta ho letto questa frase su di un libro: "Trova una persona che scavi dentro di te la sua necessità, che riesca a diventarti indispensabile, questo è l'amore"(P.Handke). Allora sono arrivata alla conclusione di essere una persona perennemente innamorata.
Il mio nome è Cappuccina, ma mi sarebbe piaciuto avere un nome un pò più aggressivo, tipo Gloria o Apollonia, più feminile come Luella o Liana, ben augurane come Luminosa o Allegra ma...
L'impulso di vagabondare e la voglia di osservare sono in me più forti di qualunque altro e nutro un interesse sviscerato per tutto ciò che è moda o pubblicità.

A volte non ti desidero realmente, ma ti prendo lo stesso perchè sono annoiata e ho voglia di bruciare assieme a te.
A volte invece stare con te mi rasscura, è una sensazione che mi raddoppia e mi fa sentire importante qualunque cosa io stia facendo, tipo entrare in una stanza piena di gente o partecipare ad una discussione o ancora sostenere uno di quelli sguardi che ti penetrano dentro.
Ma certe volte ancora, come questa, ti voglio con tutte le mie forze, allora ti vengo incontro, ti prendo tra le mani e ti accendo. E mi metto comoda sul divano. E mi rilasso. E lascio che il mondo giri senza di me.
E' bellissimo avvertire il momento iniziale in cui il tabacco prende fuoco. Quello è un rumore che mi avvolge, la nicotina mi scorre nelle vene e mentre o butto fuori in linea retta il cervello è un pò più contento.
Oggi sei la numero 15, ma la più "ben accetta" di tutta la giornata e te lo dico  mentre mi guardo i piedi scalzi e un poco abbronzati. Li sto guardando perchè sono accovacciata a terra sul parquet, sui i limiti di un balcone spalancato alla vita e mi trovo un immagine molto glamour, di quelle da pubblicità. Sì, penso potrei benissimo essere una pubblicità di una nota marca di sigarette.
La scena si svolge sul terrazzo di una bellissima casa bianca, che si affaccia direttamente sulla spiaggia.
Siamo al tramonto.
L'inquadratura è di fronte al mare sul cui orrizonte si staglia una palla di fuoco arancione, e tra il mare e la telecamera il terrazzo di legno, un plaid rosso e una ragazza di spalla adagiata sul plaid che fuma con lo sguardo fisso sul mare  e la palla di fuoco. Vicino al plaid un posacenere di vetro anonimo e nient'altro a parte il legno del terrazzo.
Della ragazza si desume solo che sia giovane, dalle esile figura e dai  capelli scuri, tenuti raccolti con un bastoncino di legno, essenziale come l'abbigliamento: un paio di jeans ed una maglietta bianca. Non porta le scarpe, perchè ha i piedi nudi adagiati al lato e mentre la mano sinistra regge la sigaretta, l'altra è poggiata a terra.
La pelle è ambrata, baciata dal sole e la mano che sorregge la sigaretta presenta una piccola cicatrice.
E mentre i  Verve cantano "The drugs don't work" vorrei tenerti tra le mani passeggiando sulla riva della spiaggia e lasciarmi bagnare ritmicamente i piedi e anche i jeans fino a quasi il ginocchio. Io, tu che mi fai dai enfasi, i miei jeans, il mare, il tramonto, i gabbiani, il vento addosso che mi scompiglia i capelli e niente più.
Poi vorrei trattenerti anche a sera inoltrata. Io, tu che mi dai enfasi, i miei jeans, il mare, la luna eterea, il vento addosso che mi scompiglia i capelli e niente più.
Invece resto qui...
Mi arriva l'eco di bambini che giocano...
E mi ricordo che è primavera inoltrata...
Lui è appena andato via ed io infilo le gambe tra le linee della ringhiera come facevo quando ero piccola e lascio che i piedi penzolino nel vuoto e siano accarezzati dall'aria dolce che si muove appena.
Mentre ti spengo con due dita nel posacenere, mi stendo a terra e rimango a guardare il cielo solcato da una striscia zzurra di un aereo...
Non vorrei sentire altro che non sia nicotina.
Non vorrei sentire altro che non sia questo indolenzimento nel basso ventre che mi rimanda a lui e a quanto ci ha giocato in questa zona qui.
Non vorrei sentire altro che questo profumo invischiato nei miei capelli.

Poi mi rialzo e ripenso alla prossima volta che ti riaccenderò dopo che lui mi avrà spenta.

 

martedì, 05 febbraio 2008

Da piazzale Roma già si capisce che la città è avvolta da un velo bianco che rende lattiginosa persino la laguna.
Appuntite goccioline d'acqua sospese nell'aria spilleggiano il viso mentre il vaporetto per Piazza San Marco scivola fluido sull'acqua.
Paesaggio spettrale intorno che evoca un brusio di vite passate:gondole di smalto nero con fregi in oro che trasportano dame sospirose di noia, spronfondate in balle di crinoline e pizzi (chissà dove vanno così imbellettate di prima mattina); popolane che ciacolano tra loro da una finestra all'altra...toh, a un bambino è caduta la palla di pezza in laguna e si sporge a guardare il mucchietto di stracci arrotolati che sprofonda lentamente insieme al suo sorriso. Spettri di energia insinuati tra le crepe di quei mattoni rosicchiati dalla salsedine.
Lo scenario di Piazza San Marco è maestoso e ogni volta mi toglie il fiato.
Dopo la corrosione implacabile che il tempo ha operato sulle facciate di molti palazzi, qui se ne celebra l'impotenza. Sotto ogni cielo, luce e colori la piazza incanta e affascina tanto la folla degli stranieri che il visitatore occasionale come me.
Ma oggi, tra il bianco delle pietre e il grigio dei piccioni, balugina una piccola stele color oro.
Via via che la distanza tra me e lei si restringe, riesco a mettere a fuoco la forma immobile:
Ravviso una testa di sfinge (o di faraone?) in un corpo irregolarmente conico.
Rimasuglio della Biennale, mi dico, una delle tante stranezze che lascia attoniti i visitatori.
Una "cosa" che sa molto di kitch e poco d'arte. Apperò...eppure si muove! Qualcuno ha lasciato tintinnare una monetina ai suoi piedi e la testa si è appena genuflessa. Lo stupore si blocca a mezz'aria nel ricciolo di vapore che esce dalla mia bocca come un fumetto senza didascalia. Dalle parte opposta della piazza un gruppo di persone fotografa una statua bianca, altri la osservano con volto pensieroso. Decisamente la giornata delle meraviglie.
Lascio la sfinge e mi avvicino alla "cosa due". Ora potrei toccarla, sfiorarla con le dita ma resto inchiodata come lei.
Realizzo che le "cose" sono persone...e tanto ci voleva, mi dico. Ma ciò che in questo momento mi sconcerta è l'attenzione della gente, compresa la mia. Piazza San Marco immobile nei suoi secoli di storia, sembra solamente la quinta di un palcoscenico dove le due statue umane sono muti attori di una commedia ancora da scrivere.
Attori rinchiusi nell'immobilismo di una statua. Non un battito di ciglia nel candore del volto, non un cedimento impercettibile del corpo. Mi viene in mente "La dolce indifferenza dell'animo - Elogio della lentenza" di Owe Wikstrom e il quando?" che è la domanda percorrente di tutto il libro.
Quando saprò fermarmi per pensare alle cose che davvero contano nella vita?
Quanta forza interiore si può esprimere nella lentezza, abituati come siamo all'accelerazione frenetica che azzera le distanzi spaziali?
Sarà per questo che rimaniamo sconcertati a osservare le statue umane: in fondo  è sempre l'uomo che stupisce l'uomo.

Sorseggiato da: Cappuccina quando erano le ore 14:59 | Link | commenti (2)
categoria:pensieri, pensieri spensierati, pensieri dolci, pensieri evaporati, pensieri stagionali
lunedì, 16 luglio 2007

La sistemazione dei quadri apre delle vere e proprio voragini nella psicologia familiare.
Come e quando si appendono, dove si mettono, a quale altezza...
Molti maschi hanno questa idea della felicità:martello, chiodi e l'intera famiglia al seguito per assistere e consigliare.
Ci sono gli "impazienti" che, appena entra in casa una cornice, la sparano subito su un muro..
Ci sono poi i "temporeggiatori" che, all'idea di appendere un quadro, vengono assaliti dall'ansia. L'oggetto resta sul pavimento per mesi: il cane lo annusa, la domestica lo spolvera, gli ospiti passando lo osservano.
Ma la disposizione del quadro sul muro è veramente affascinante.
Gli "alpinisti" piazzano i quadri ad altezze siderali tanto che per vederli bene, a meno di essere giocatori di basket, è necessaria una scala.
I "ribassisti" invece appedono i quadri appena sopra il divano, in modo che i bambini possano colpirli col gomito mentre lottano.
I "simmetrici" vogliono che il gruppo dei quadri s'allarghi partendo dal centro della parete.
I "realisti" usano chiodi già esistenti anche a costo di lasciare due cornici appiccicate e altre distanti un metro.
Tutto questo, di solito, non crea problemi domestici anche se la disposizione dei quadri è un'attività nevrotica riservata solo ai maschi E le mogli stanno a guardare.
Ma se la signora è una "temporeggiatrice simmetrica" e il consorte un "casuale impaziente", c'è da divertirsi.
In alcune famiglie, appena compare una nuova cornice da appendere, i figli prendono posto come al cinema, in attesa di vedere la rissa.

Sorseggiato da: Cappuccina quando erano le ore 01:59 | Link | commenti (5)
categoria:pensieri, pensieri evaporati
martedì, 13 marzo 2007

Davvero siamo dunque come meteore ? un istante di luce sfolgorante attraverso le tenebre infinite, e poi, il nulla.

Ma è davvero nulla quello che rimane ? uno sguardo, un gesto d’affetto, un sorriso, sono solo stelle cadenti, che ci riempiono per un secondo di emozione, e poi svaniscono.

Nella loro scia non resta forse qualcosa ? non resta un ricordo, una traccia nella nostra anima che perpetua il loro breve passaggio nella nostra memoria.

Una goccia di pioggia non lascia forse la vita dietro di sé, anche se muore nella terra ? il vento non lascia forse prove del suo passaggio anche sulla pietra ? una vita breve è forse inferiore all’eternità?

E l’eternità in se non è forse un continuo avvicendasi di vite brevi ? di momenti ? di tracce di luci ormai spente ? di voci passate ?

L’infinito che ci sovrasta non è che un immenso passato ? i cui confini si perdono nel tempo. Ma l’infinito dunque siamo anche noi, noi con il nostro passato che si perde nella memoria, con le nostre stelle cadenti che ci hanno solcato il cuore, con la pioggia che ha lavato le nostre ferite, con il vento che ci ha portato tempeste, sollevato sabbia, e regalato nuovi semi da piantare nella terra della nostra anima.

E quelle luci che brillano oltre le loro epoche, come l’immagine impressa sulla retina dell’universo, come propaggini di un passato ancestrale ci svelano che il tempo può essere beffato dallo spazio ? quando non chiudiamo il nostro cuore e la nostra mente.

Dunque meteora, che attraversi il mio cielo per questo breve attimo di vita, nell’infinito del mio cuore la tua luce ancora brilla ?

ferma,

stabile,

immutabile

ed eterna.
Sorseggiato da: Cappuccina quando erano le ore 15:55 | Link | commenti (9)
categoria:pensieri, pensieri tristi, pensieri evaporati
mercoledì, 13 dicembre 2006

Ad  una,

ad una,

cadono le maschere,

come foglie morte.

 

          

Resta nuda

La mia anima,

inguaribilmente malinconica.
Sorseggiato da: Cappuccina quando erano le ore 15:07 | Link | commenti (7)
categoria:pensieri evaporati
mercoledì, 13 settembre 2006

 

Ricordo il primo bacio, tremendamente voluto e dato per caso durante uno stupido gioco infantile, dietro ad un albero per via dell'imbarazzo in un parco dietro casa. Ricordo il batticuore e gli occhi infinitamente blu, al centro di un dolce viso contornato da riccioli biondi.

Ricordo che è durato un attimo.

Ora non ricordo l'ultimo.

Solo un ricordo.

 

Ricordo la prima volta che ho guidato un'auto. Il giro che ha  fatto la chiave e quei pedali duri e vecchi che mi hanno sorretto fino alla prima curva. Ricordo che la prima volta il copilota non me la fece fare la curva. Ricordo l'eccitazione e il suono che faceva il motore, la strada ombreggiata dagli alberi dietro alle farmacie comunali.

Ricordo che è durato 10 minuti.

Ora in cinque minuti faccio tutta la tangenziale.

Solo un ricordo.

 

Ricordo la prima volta che ho fatto l'amore. Ricordo la paura e il desiderio. Ricordo l'amore e quelle fitte in mezzo al petto che mi toglievano il battito. Ricordo che tutti gli altri momenti sono ricordi confusi ma belli.

Ricordo che è durato abbastanza.

Ora non ce n'è mai abbastanza.

Solo un ricordo.

 

Ricordo il mio primo giorno di lavoro. Il male ai piedi che ho patito per essermi messa un paio di scarpe con un tacco troppo alto. Ricordo che ero spaesata e allo stesso tempo incuriosita. Ricordo che è durato talmente poco che domani non ci tornerò.

Ora dovrei dormire.

Magari fosse un ricordo.

 

E oggi sarà un nuovo  primo che continuerò a ricordare negli anni. Oggi è il giorno del mio primo capello bianco. Proprio in testa alla piccolina, a quella che starnutisce come un uccellino.

Per il momento non voglio ricordare.

Perché è il primo di una lunga serie.

E domani ce ne sarà un altro.

Magari fosse un ricordo. Questo è il presente...
Sorseggiato da: Cappuccina quando erano le ore 01:25 | Link | commenti (1)
categoria:pensieri evaporati
giovedì, 07 settembre 2006

La mattina odo la risacca delle onde sulla battigia, qualche gabbiano e il cinguettìo degli uccelli. Ah, si sentono anche dei merli e qualche gazza.
Ma ciò che domina incontrastato è il mare. Ancora addormentato e tranquillo, respira piano, quasi con indolenza, e soffia il suo alito fino alla mia camera. Mi solletica la pelle, mi scuote piano. Dai, vieni adesso mentre non c'è nessuno, mi sussurra. E mi lascio trasportare docilmente fino a lui, fino a farmi carezzare i piedi, fino a farmi avvolgere completamente. E' il nostro abbraccio mattutino, segreto e misterioso che appartiene soltanto a noi.
Più tardi so che abbraccerà centinaia di corpi come il puttaniere che si concede per appagare la propria vanità. Ma non ci sarà amore nè l'intimità intensa e profonda che riguarda solo noi due.
Ci ritroveremo al tramonto quando saremo nuovamente soli.
Nelle sere di luna si veste di paillettes e mi occhieggia maliziosamente. Impossibile resistergli.
Ma ieri sera e per tutta la notte la spiaggia è stata teatro di canti e suoni: chitarra, armonica a bocca, bonghetti.
La notte magica di San Lorenzo quando cadono le stelle come fiocchi di neve.
Le stelle sbiadite dalla luce lunare e la magìa del momento evaporato dagli sghignazzi che qua e là provenivano dai gruppi disseminati lungo la spiaggia.
Per fortuna stamattina una schiera di volontari armati di guanti e sacchi neri ha reso praticabile la zona. Ma la tregua non durerà, anche stasera torneranno, fino a sabato. Ognuno spera di vedere una delle tante lacrime di Lorenzo per esprimere un desiderio affidandolo alla scia luminosa.
Voglio voglio voglio... I sogni son desideri o i desideri sono sogni?
Mi tapperò le orecchie stanotte, mi cucirò la bocca e chiuderò gli occhi.
Per sentire il profumo di un desiderio.

Sorseggiato da: Cappuccina quando erano le ore 01:51 | Link | commenti (2)
categoria:pensieri evaporati