Ham Ham Hamtaro!

Utente: Cappuccina
La donna che credeva di non avere più tempo

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Avete bevuto *loading* cappuccini!

domenica, 05 aprile 2009

Resto in ascolto. E mentre nelle finestre accanto alle mie c'è qualcuno che prova cio che in questo momento sto provando, e mentre nelle porte accanto alla mia c'è qualcuno che stenta a prendere sonno come me, in questi mentre, io resto in ascolto.

Ascolto la vita scivolare via, come gocce perfette che imperfettamente rigano i vetri in questa notte piovosa.

Ascolto i pensieri che, negli attimi scanditi da quel fastidioso orologio, si alimentano e niente più sono se non pensieri.

Vago nei pochi metri che mi circondano e resto in ascolto. Un grillo parlante, una voce silenziosa, uno spiraglio di luce sommessa, un faro violento.

Niente. Attorno a me il vuoto.

Sì. Sono una donna libera di aver paura.

Talmente libera che sa di essere sola.

 

Sorseggiato da: Cappuccina quando erano le ore 02:49 | Link | commenti (3)
categoria:pensieri, pensieri tristi, pensieri freddi
mercoledì, 21 marzo 2007

È l'ora di trasparenza. 

Per la prima volta 

Ti vedo 

Come sei... 

 

Mi dicevi ti amo, 

E la sabbia era blu, ed il grano era verde 

Non dici niente? Comme tu es bleme .. 

Come tu.. 

 

Stamattina, sollevando le palpebre, 

Ho sentito affilarsi 

Il filo dell'ultimo giorno. 

Mi hai sempre 

Mentito. 

 

 

Ti affretti, mi sfiori, tendi le mani verso me 

Non ho nessuna voglia 

Di queste parole umilianti 

Nascosti sotto la tenerezza 

Apparente 

 

So, amavi  

Il mio sguardo impazzito dietro le mie grate incomprensibili 

Che tu...

  

 

Vuoi offrirmi l'abisso 

Ed i suoi pensieri adunchi. 

Non hai 

vergogna? 

 

E cessa di chiamarmi. Smetti di farmi questi sorrisi falsi.

Quando l'angoscia mi corre tutto lungo la schiena..

 

Pour une bouteille cassée, une parole pour chaque morceau retrouvé, un coup bien placé, sans trace...comme d’habitude.

 

 

Tu es homme ? 

Ton propre est de mentir. 

Tu es incapable de regarder en face que tu es un meurtrier. Cela te fait-il mal, cette idée ? J'y ai cru à ce blé, J'y ai cru à ces vers,

Je crois à ces mains qui vont bientôt saisir ma gorge et la...

Sorseggiato da: Cappuccina quando erano le ore 02:35 | Link | commenti (4)
categoria:pensieri tristi, pensieri folli, pensieri freddi
giovedì, 26 ottobre 2006

Ernest Henry Shackleton era un esploratore dei primi del 900.

Uno di quei tizi da foto in bianco e nero, colletto alto, capelli acconciati con perfetta simmetria centrale.

Il buon Henry aveva un chiodo fisso: lui voleva raggiungere il polo sud.

Ora, ai suoi tempi non l'aveva ancora fatto nessuno, e poi in realtà non è che fossero in molti ad essere interessati alla cosa.

Lui invece, mezzo agricoltore, un po' medico e molto irlandese s'era messo in testa di fare l'esploratore.

E voleva il polo sud.

 

Ci provò 4 volte a raggiungere il polo sud, anche se la prima delle 4 spedizioni non fu sotto il suo comando.

Ma la fortuna non sempre aiuta gli audaci.

La verità è che non ne sapeva molto di spedizioni in condizioni estreme: per esempio non aveva alcuna nozione di conduzione di mute di cani. Perché se nasci in Irlanda e fai l'agricoltore non è che la cosa ti serva molto. 

Se proprio vogliamo dirla tutta, non era nemmeno uno sciatore provetto, visto che alla facoltà di medicina che aveva frequentato per un po' non erano previsti esami in materia.

Così imparava sul campo e quando non sapeva improvvisava: nella prima spedizione da lui comandata (il suo secondo tentativo), memore dell'esperienza coi cani da slitta della precedente, pensò di portarsi dietro dei pony.

Pony.

Certo, non pony qualunque, pony della Manciuria.

Un po' più abituati al freddo diciamo.

In realtà, non che di pony ne sapesse di più che di cani da slitta; e infatti gli rifilarono una serie di pony malati che dovettero poi essere abbattuti.

Nel frattempo un altro esploratore, Amundsen, aveva raggiunto il polo sud prima di lui che aveva rinunciato per non mettere a rischio la vita del suo equipaggio.

Shackleton poteva vantare di aver detenuto per 3 anni il primato di avvicinamento al polo sud.

Magra consolazione per uno come lui.

Non si diede per vinto, e alla vigilia della prima guerra mondiale organizzò una nuova spedizione a bordo dell'Endurance. Se non era riuscito ad essere il primo uomo a raggiungere il polo sud voleva essere il primo uomo ad attraversare il continente antartico. Ovviamente a piedi.

Ma si vede che la fortuna non aveva nessuna intenzione di aiutare gli audaci e così l'Endurance si ritrovò vittima di condizioni atmosferiche tanto sfavorevoli che restò imprigionata nella banchisa ben prima di attraccare nel luogo da cui era previsto iniziasse la spedizione. Shackleton e i suoi uomini abbandonarono la nave portandosi dietro le scialuppe di salvataggio.

Per l'esattezza, trainandole a mano.

Del resto se vuoi tornare indietro dall'Antartide non puoi chiamare un taxi.

Soprattutto quando il terreno su cui ti trovi è di ghiaccio.

E sta per sciogliersi.

La spedizione ancora prima di iniziare era già fallita: restava il problema di ritornare vivi.

Grazie alle scialuppe riuscirono a raggiungere l'isola Elephant.

Non esattamente un villaggio valtur, ma almeno erano vivi ed avevano provviste. E l'isola non è soggetta a scioglimento. Un grande passo avanti se ci pensate.

Shackleton ordinò ai suoi uomini di aspettarlo sull'isola e con due volontari intraprese un viaggio di 700 miglia marine per giungere alla più vicina isola abitata, la Georgia del sud, nelle Falkland, nel cui porto di Grytviken si trovava una base scientifica.

Era praticamente un'impresa senza speranza.

700 miglia su una scialuppa di salvataggio in mezzo al ghiaccio.

Senza alcun modo di comunicare.

Completamente in balia del tratto di mare più burrascoso del pianeta.

In tre.

Incredibilmente arrivarono sull'isola.

Ma la fortuna ancora si prese gioco di loro e approdarono sulla costa sbagliata, quella disabitata.

Dovettero attraversare a piedi il ghiacciaio che taglia in 2 l'isola per tutta la sua lunghezza.

Attraversare.

Un ghiacciaio.

A piedi.

E ci riuscirono.

Non so cosa darei per avere una fotografia della faccia degli scienziati della stazione quando si videro spuntare davanti agli occhi questi tre fantasmi.

Tornarono a prendere gli altri sull'isola Elephant.

Schakleton non perse un solo uomo in una delle spedizioni più difficili e sfortunate della storia delle esplorazioni.

L'unico a rimetterci il dito di un piede per assideramento, fu un giovanotto di 16 anni che s'era imbarcato sulla nave clandestinamente.

Oltre alla fortuna anche l'ardire della gioventù non sempre aiuta gli audaci.

 

Ma Shackleton non si diede per vinto.

Tornato a Londra organizzò un'altra spedizione in Antartide: l'obiettivo scientifico questa volta non era chiaro. Ma l'equipaggio c'era, composto per lo più dagli stessi uomini dell'Endurance, e Shackleton era riuscito di nuovo a farsi finanziare.

Salparono da Londra salutati da una folla enorme.

Attraccarono di nuovo a Grytviken in attesa delle migliori condizioni per intraprendere il viaggio.

Quando sembrava che le cose stessero per girare nel verso giusto e si stava preparando la partenza, Schakleton fu colto da un attacco cardiaco e morì.

Ancora una volta la fortuna non lo aveva aiutato.

 

Io non so se Schackleton fosse un pazzo o semplicemente un incompetente o solo uno di quelli che la sorte si diverte a prendere in giro.

Perché a volte ti manca davvero soltanto un po' di fortuna perché il tuo sogno migliore diventi vero.

Quello che so è che la vita sarà anche bella.

Ma non è per niente leale.

Sorseggiato da: Cappuccina quando erano le ore 16:33 | Link | commenti (8)
categoria:pensieri freddi
giovedì, 14 settembre 2006

Farouk cammina sotto il sole che cala, alla fine di un pomeriggio di settembre,
piove e non piove.
sono dietro di lui, a pochi passi.

Lo osservo con quella sua andatura un po' così
barcollante eppure sicuro,
che lo distingui da lontano.

Farouk ha una gamba martoriata dagli orrori di un paese da cui è scappato.
Così, quando il ragazzo che mi è appena passato accanto lo urta, lui cade.
Il ragazzo non si volta non si ferma non chiede scusa.
Il ragazzo ha la maglia dell'Italia e fretta di andare a sapere se la Seredova sposerà Buffon suppongo..
se no tutta questa maleducazione non si spiega..

Farouk  rimane a terra immobile, la gente gli passa accanto, non lo vedono?

mi avvicino e gli allungo una mano,
lui ringrazia con gli occhi bassi,
e si rialza appoggiandosi a me.

Solo quando è in piedi di nuovo, dopo essersi risistemato,
per ringraziarmi ancora una volta mi guarda in faccia
e mi riconosce.

Farouk fa il bidello in quello che è stato il liceo di tanti ragazzi,
Farouk è una persona squisita, ha gli occhi pieni e profondi tipici della sua gente egiziana,
Farouk è un faraone mancato tanto è un bell'uomo.

Vede passare migliaia di studenti tutti gli anni
e si ricorda di tutti (o quasi, non è extra terrestre)
ha un sorriso gentile per tutti.

Mi ringrazia ancora si prostra in strani inchini
mi dice che ha fretta, dandomi del Lei, che deve tornare a scuola a pulire le classi,
che domani ci sono i nuovi alunni,
è fiero di quello che fa, del suo compito.

Lo guardo allontanarsi in tutta fretta
con quella sua gamba un po' così.
Penso al ragazzo che lo ha urtato.

Farouk è italiano, se non di origine, di documenti…
parla un italiano corretto, anche se con un accento tutto suo.
Lavora in questo paese da più di 20 anni, lo fa come si deve, lo fa a testa alta.
Ha sposato una gentile signora italiana che lo viene sempre a prendere fuori da scuola,
ha due figli italiani a tutti gli effetti.
che probabilmente tifano Italia come il ragazzo che correva.

Il nazionalismo è una cosa strana.
Siamo (e mi ci metto anche io)

tutti buoni a festeggiare in piazza fino all'alba,
per l'Italia.
mi sento dire: non è una questione di calcio, ma di Italia.

Farouk è più Italia di tutti i calciatori messi insieme.
Farouk è più Italia di tante bandiere, di tanti cori…
di tanti di noi, probabilmente.

Ma preferiamo non vederlo, quando cade per terra in mezzo alla strada,
quello stesso ragazzo che domenica
per un fallo e un ragazzone di 100 kg a terra farà scene dell'altro mondo,
non è disposto a vedere Farouk, né ad aiutarlo a rialzarsi.

tutto questo è troppo scomodo da ammettere, suppongo.

 

 



Sorseggiato da: Cappuccina quando erano le ore 04:18 | Link | commenti
categoria:pensieri freddi