Ham Ham Hamtaro!

Utente: Cappuccina
La donna che credeva di non avere più tempo

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Avete bevuto *loading* cappuccini!

domenica, 08 febbraio 2009

Cara Cappuccina,

Oggi è il  tuo giorno speciale. Un giorno che segna l'anno che va. Ma che segna anche la speranza del cambiamento.
Hai aspettato questo giorno per giorni. Un pò perchè sei egocentrica (e non ti offendere) e un pò perchè vivi sempre in balia delle onde del senso di inferiorità.
Così per giorni hai fatto il conto alla rovescia come i bambini lo fanno con le vacanze da scuola, idealizzando qualcosa che poi, nella realtà, non accade mai.
Questa mattina ti osservavo. Mentre ti preparavi, un sorriso solcava il tuo viso stanco. Mentre ti truccavi e vestivi...tutto sorrideva.
Oggi è il tuo giorno speciale: bisogna sorridere!
Per il resto, il solito copione. Auguri, auguri, auguri, auguri. Niente di più e niente di meno. Però hai accettato tutto e tutti sfoderando il tuo nuovo sorriso. Quello delle occasioni speciali. Quello del giorno speciale.
Aspettando.
Aspettando il giorno speciale è quasi sera. E...l'augurio, quello speciale, quello che...è quasi un anno che lo stai aspettando, quello no. Nemmeno arriverà più.
"Odio le ricorrenze! Odio le date! Odio i compleanni!"
Nasconde così, l'assenza di cura nei miei riguardi.
Nasconde così il disagio di dover condividere con me il mio...giorno speciale.

Tanti auguri, Cappuccina.

Sorseggiato da: Cappuccina quando erano le ore 22:32 | Link | commenti (1)
categoria:pensieri, pensieri spensierati, pensieri dolci, pensieri caldi, pensieri stagionali
giovedì, 18 dicembre 2008

A te, che passi di qua per caso o perchè ti piace leggere quello che io scrivo...
oggi sono io che vorrei leggere qualcosa di tuo.

Su di me.

Una frase, una serie di aggettivi, una parola che riesca a farmi capire...come credi che io sia.

Sorseggiato da: Cappuccina quando erano le ore 21:21 | Link | commenti (1)
categoria:pensieri, pensieri spensierati, pensieri folli, pensieri dolci, pensieri caldi
lunedì, 29 settembre 2008

E' vero, fa freddo. Però, appena il sole esce con qualche tiepido raggio, mi piace bere il caffè all'aperto.

Così ho fatto ieri e seduta ad un tavolino di un bar, guardavo la vita degli altri.

Mi piace osservare le persone. Ricordo che già da bambina trascorrevo ore intere a guardare gli altri, ad immaginare cosa stesserò dicendo, cosa pensasserò.

Avrei dovuto fare l'osservatrice.
Che mestiere fai? "Osservo"
Sì, ma cosa? "La vita degli altri"

Suona bene. Mi piace!

Così, in mezz'ora ho potuto vedere che...alcune situazioni mi sono molto familiari, che non è vero che certe cose capitano solo a me, il mondo è pieno di gente che...si comporto come me. O come le persone che mi sono vicine.

Ho capito che non sono sola. Che certe solitudini sono solo apparenti.

Dall'altra parte delle strada una giovane coppia litiga furiosamente. Il traffico intenso mi impedisce di capire le parole he si stanno vomitando addosso.
Lei lo tocca, lo strattona, lo spinge. Lui indietreggia. Lei vuole accorciare le distanze, a lui la vicinanza di lei, sta stretta. Lei gli punta un dito addosso, lui si volta e le dà la schiena.

Non riesce a reggere il suo sguardo. Lei lo prende, di forza, e lo costringe a guardarla. Ed è lì, in quella minuscola frazione di secondo che, io dipingo il mio quadro. Lui l'ha tradita. Non voleva, ma è successo. Lei vuole capire. Le donne sono sempre troppo analitiche. Le donne hanno il "perchè" conficcato nella testa e nel cuore. Gli uomini, invece, preferiscono trovare le soluzioni, sono più pratici e meno analitici. Lei vuole sapere perchè lui l'ha tradita. Che cos'ha l'altra che lei non ha. Lui tace, la guarda e tace. Lei urla e cerca lo scontro fisico, quasi come risposta a tutti i suoi perchè.

Lui esasperato da queste reazioni, la spinge e se ne va. Velocemente, come un ladro. Lei resta lì, sola e confusa. Con tutta una serie di perchè ai quali non avrà mai risposte. Prende la strada opposta e se ne va. L'immagine di questa lite e di questi due sconosciui che si allontano prendendo due direzioni opposte, mi ha toccato molto. E mi sono ritrovata a fare il tifo in silenzio.

"Non andatevene, chiarite. Parlatene!!!".

Ma io sono così. Magari loro hanno bisogno di più tempo, magari loro stanno bene nella loro lite. Magari era giusto così.

Dopo un attimo però, ecco che lei si rivolta e corre...corre....corre alla ricerca delle risposte negate. E quando lo raggiunge, lo affera da dietro con una foga così passionale, così tenera da lasciarmi stordita.
Lui si volta e l'abbraccia.

Restano così, sul marciapiede di Corso Garibaldi, per un tempo che a me è sembrato eterno.

"Scusa" sembra dire lui.
"Non farlo mai più" sembra rispondere lei.

Finisce con questo "Happy  End" il film del quale io sono stata la regisa. Poco importa se poi, nella loro realtà le cose sono andate diversamente.
A me, questo film è piaciuto che sia andato così.

Sì. Avrei dovuto fare l'osservatrice, o forse l'interprete.

Interprete delle vite altrui. Che suonano sempre così simili alla mia.

Sorseggiato da: Cappuccina quando erano le ore 16:46 | Link | commenti (2)
categoria:pensieri, pensieri tristi, pensieri spensierati, pensieri folli, pensieri dolci, pensieri stagionali
giovedì, 15 maggio 2008

Una volta ho letto questa frase su di un libro: "Trova una persona che scavi dentro di te la sua necessità, che riesca a diventarti indispensabile, questo è l'amore"(P.Handke). Allora sono arrivata alla conclusione di essere una persona perennemente innamorata.
Il mio nome è Cappuccina, ma mi sarebbe piaciuto avere un nome un pò più aggressivo, tipo Gloria o Apollonia, più feminile come Luella o Liana, ben augurane come Luminosa o Allegra ma...
L'impulso di vagabondare e la voglia di osservare sono in me più forti di qualunque altro e nutro un interesse sviscerato per tutto ciò che è moda o pubblicità.

A volte non ti desidero realmente, ma ti prendo lo stesso perchè sono annoiata e ho voglia di bruciare assieme a te.
A volte invece stare con te mi rasscura, è una sensazione che mi raddoppia e mi fa sentire importante qualunque cosa io stia facendo, tipo entrare in una stanza piena di gente o partecipare ad una discussione o ancora sostenere uno di quelli sguardi che ti penetrano dentro.
Ma certe volte ancora, come questa, ti voglio con tutte le mie forze, allora ti vengo incontro, ti prendo tra le mani e ti accendo. E mi metto comoda sul divano. E mi rilasso. E lascio che il mondo giri senza di me.
E' bellissimo avvertire il momento iniziale in cui il tabacco prende fuoco. Quello è un rumore che mi avvolge, la nicotina mi scorre nelle vene e mentre o butto fuori in linea retta il cervello è un pò più contento.
Oggi sei la numero 15, ma la più "ben accetta" di tutta la giornata e te lo dico  mentre mi guardo i piedi scalzi e un poco abbronzati. Li sto guardando perchè sono accovacciata a terra sul parquet, sui i limiti di un balcone spalancato alla vita e mi trovo un immagine molto glamour, di quelle da pubblicità. Sì, penso potrei benissimo essere una pubblicità di una nota marca di sigarette.
La scena si svolge sul terrazzo di una bellissima casa bianca, che si affaccia direttamente sulla spiaggia.
Siamo al tramonto.
L'inquadratura è di fronte al mare sul cui orrizonte si staglia una palla di fuoco arancione, e tra il mare e la telecamera il terrazzo di legno, un plaid rosso e una ragazza di spalla adagiata sul plaid che fuma con lo sguardo fisso sul mare  e la palla di fuoco. Vicino al plaid un posacenere di vetro anonimo e nient'altro a parte il legno del terrazzo.
Della ragazza si desume solo che sia giovane, dalle esile figura e dai  capelli scuri, tenuti raccolti con un bastoncino di legno, essenziale come l'abbigliamento: un paio di jeans ed una maglietta bianca. Non porta le scarpe, perchè ha i piedi nudi adagiati al lato e mentre la mano sinistra regge la sigaretta, l'altra è poggiata a terra.
La pelle è ambrata, baciata dal sole e la mano che sorregge la sigaretta presenta una piccola cicatrice.
E mentre i  Verve cantano "The drugs don't work" vorrei tenerti tra le mani passeggiando sulla riva della spiaggia e lasciarmi bagnare ritmicamente i piedi e anche i jeans fino a quasi il ginocchio. Io, tu che mi fai dai enfasi, i miei jeans, il mare, il tramonto, i gabbiani, il vento addosso che mi scompiglia i capelli e niente più.
Poi vorrei trattenerti anche a sera inoltrata. Io, tu che mi dai enfasi, i miei jeans, il mare, la luna eterea, il vento addosso che mi scompiglia i capelli e niente più.
Invece resto qui...
Mi arriva l'eco di bambini che giocano...
E mi ricordo che è primavera inoltrata...
Lui è appena andato via ed io infilo le gambe tra le linee della ringhiera come facevo quando ero piccola e lascio che i piedi penzolino nel vuoto e siano accarezzati dall'aria dolce che si muove appena.
Mentre ti spengo con due dita nel posacenere, mi stendo a terra e rimango a guardare il cielo solcato da una striscia zzurra di un aereo...
Non vorrei sentire altro che non sia nicotina.
Non vorrei sentire altro che non sia questo indolenzimento nel basso ventre che mi rimanda a lui e a quanto ci ha giocato in questa zona qui.
Non vorrei sentire altro che questo profumo invischiato nei miei capelli.

Poi mi rialzo e ripenso alla prossima volta che ti riaccenderò dopo che lui mi avrà spenta.

 

martedì, 05 febbraio 2008

Da piazzale Roma già si capisce che la città è avvolta da un velo bianco che rende lattiginosa persino la laguna.
Appuntite goccioline d'acqua sospese nell'aria spilleggiano il viso mentre il vaporetto per Piazza San Marco scivola fluido sull'acqua.
Paesaggio spettrale intorno che evoca un brusio di vite passate:gondole di smalto nero con fregi in oro che trasportano dame sospirose di noia, spronfondate in balle di crinoline e pizzi (chissà dove vanno così imbellettate di prima mattina); popolane che ciacolano tra loro da una finestra all'altra...toh, a un bambino è caduta la palla di pezza in laguna e si sporge a guardare il mucchietto di stracci arrotolati che sprofonda lentamente insieme al suo sorriso. Spettri di energia insinuati tra le crepe di quei mattoni rosicchiati dalla salsedine.
Lo scenario di Piazza San Marco è maestoso e ogni volta mi toglie il fiato.
Dopo la corrosione implacabile che il tempo ha operato sulle facciate di molti palazzi, qui se ne celebra l'impotenza. Sotto ogni cielo, luce e colori la piazza incanta e affascina tanto la folla degli stranieri che il visitatore occasionale come me.
Ma oggi, tra il bianco delle pietre e il grigio dei piccioni, balugina una piccola stele color oro.
Via via che la distanza tra me e lei si restringe, riesco a mettere a fuoco la forma immobile:
Ravviso una testa di sfinge (o di faraone?) in un corpo irregolarmente conico.
Rimasuglio della Biennale, mi dico, una delle tante stranezze che lascia attoniti i visitatori.
Una "cosa" che sa molto di kitch e poco d'arte. Apperò...eppure si muove! Qualcuno ha lasciato tintinnare una monetina ai suoi piedi e la testa si è appena genuflessa. Lo stupore si blocca a mezz'aria nel ricciolo di vapore che esce dalla mia bocca come un fumetto senza didascalia. Dalle parte opposta della piazza un gruppo di persone fotografa una statua bianca, altri la osservano con volto pensieroso. Decisamente la giornata delle meraviglie.
Lascio la sfinge e mi avvicino alla "cosa due". Ora potrei toccarla, sfiorarla con le dita ma resto inchiodata come lei.
Realizzo che le "cose" sono persone...e tanto ci voleva, mi dico. Ma ciò che in questo momento mi sconcerta è l'attenzione della gente, compresa la mia. Piazza San Marco immobile nei suoi secoli di storia, sembra solamente la quinta di un palcoscenico dove le due statue umane sono muti attori di una commedia ancora da scrivere.
Attori rinchiusi nell'immobilismo di una statua. Non un battito di ciglia nel candore del volto, non un cedimento impercettibile del corpo. Mi viene in mente "La dolce indifferenza dell'animo - Elogio della lentenza" di Owe Wikstrom e il quando?" che è la domanda percorrente di tutto il libro.
Quando saprò fermarmi per pensare alle cose che davvero contano nella vita?
Quanta forza interiore si può esprimere nella lentezza, abituati come siamo all'accelerazione frenetica che azzera le distanzi spaziali?
Sarà per questo che rimaniamo sconcertati a osservare le statue umane: in fondo  è sempre l'uomo che stupisce l'uomo.

Sorseggiato da: Cappuccina quando erano le ore 14:59 | Link | commenti (2)
categoria:pensieri, pensieri spensierati, pensieri dolci, pensieri evaporati, pensieri stagionali
mercoledì, 07 novembre 2007

Guidi per stradine di campagna che non conosci. Non c’è neanche un bar o un posto dove fermarsi a chiacchierare. Mi lanci sguardi interrogativi. Ti guardo. Ridiamo.

“Perché?”, mi chiedi. “Perché cosa?”, ti chiedo. Ridiamo.

Continuiamo a infilare stradine su stradine, rischiando di perderci in questa campagna piatta fin oltre l’orizzonte. Le poche persone che incrociamo ci scrutano come alieni. Ridiamo.

“Perché?”, continui a chiedermi. “Perché sono pazza”, ti rispondo nel modo più razionale che conosca. Scuoti la testa perplesso. “E’ così brutto?”, ti chiedo. “No, anzi”, mi rispondi serio.

La radio è accesa ma non l’ascoltiamo. Ci guardiamo intorno chiedendoci dove siamo.

“Sì, sei pazza”, sussurri lanciandomi l’ennesima occhiata. Ti sorrido, so di non esserlo, ma va bene così. Mi basta leggere nei tuoi occhi che sei contento di vedermi.

“Hai uno sguardo strano”. Io? Sì, vero, sono felice. In questo momento pescato dal nulla, voluto e cercato, sono semplicemente felice di star qui a chiacchierare con te. Non è bello? “Sì, molto… ma perché io?”

Smettila di chiedermi e chiederti perché: non c’è risposta. E’ pazzia, per quello che possa significare per te. Per me è normale e te lo dico fingendo di pensarci un po’ su. Ridiamo.

Basta soltanto un poco di tempo, rubato agli impegni, per essere felice. Girando a vuoto per chilometri in cerca di un bar, di un posto per chiacchierare. Basta qualche albero di mele per fare un po’ d’ombra e fermarsi. E sono parole, odori e sapori che si fissano sulla pelle e non se ne vanno via. Basta abbracciarsi, stretti, come naufraghi nella tempesta. Con le mani che tremano e gli occhi lucidi. Tu chiamale se vuoi… emozioni.

Ed ecco un bar. Piccolo, sulla statale. Noi due seduti a chiacchierare. E le domande senza risposta, i dubbi, cercando di spiegare, di capire. E “ti voglio bene”.

 

Sorseggiato da: Cappuccina quando erano le ore 19:08 | Link | commenti (5)
categoria:pensieri, pensieri spensierati
lunedì, 26 marzo 2007

Alcuni periodi del mio passato sono rinchiusi in un cassetto. Il non poterli vivere più mi trasmette nostalgia malinconica, a tratti. Meglio non pensarci troppo, nascondo la chiave. Quant’ero bella nei vestiti di allora con gli occhi malinconici per avere ancora sulla pelle il profumo delle lotte adolescenziali. Mi ricordo che urlavo al nullo ed ovviamente non ricevevo risposta. Poi sono  rimasta davvero sola perché, come disse mia madre, siamo due persone indipendenti io non ho bisogno di te e tu non hai bisogno di me. Avevo diciotto anni ho scoperto che si è grandi abbastanza per non avere più ufficialmente una famiglia.

 

A settembre una serratura scricchiola. Un cassetto che credevo incastrato si apre. Persone legate tra loro ritornano assieme ad una parte della mia vita. Pare che qualcuno abbia voluto bene alla mia me di allora e che ancora non si sia dimenticato. Sono cambiata. Dico sottovoce. Sono cambiata. Ma infondo nemmeno tanto. Ho ancora qualche sogno e qualche valore. Ho ancora quello sguardo incomprensibile. Ho tanto voglia di vivere.

 

E con i tempi che corrono è già un miracolo.
Sorseggiato da: Cappuccina quando erano le ore 15:19 | Link | commenti (8)
categoria:pensieri, pensieri spensierati
sabato, 09 dicembre 2006

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Senza parola,
Senza fiato,
Senza...

Sorseggiato da: Cappuccina quando erano le ore 17:50 | Link | commenti (6)
categoria:pensieri spensierati
domenica, 29 ottobre 2006

E' giunto il momento di fare un po' d'ordine;

sento che questo spazio manca di un luogo dove si possano scrivere cose che nulla hanno a che fare con l'ultimo intervento o con uno qualunque degli interventi,

un posto dove possano nascere e crescere conversazioni di ogni tipo indipendentemente dalla pertinenza con quello che in questo blog possa essere scritto

una specie di zona franca, diciamo

dove chi conta 1,2,3 stella non può beccare nessuno in fallo.

 

così eccolo qua: questo è lo spazio dove potete lasciare un segno della vostra presenza indipendentemente dal fatto che abbiate qualcosa da dire.

una specie di caffè, dove potete sedervi all'aperto immaginando il tempo che preferite, gustarvi il giornale del giorno, fare 4 chiacchiere da bar con gli altri avventori o isolarvi da soli e buttare giù un cappuccino e magari qualche riga estrapolata dai pensieri della vostra testa, se non sapete dove metterli.

 

insomma

pensate, scrivete, urlate, giocate, disegnate, recitate, poetate, filmate, chiedete...

 

perché come dice un vecchio film

"le domande non sono mai indiscrete.

Le risposte lo sono, a volte"
Sorseggiato da: Cappuccina quando erano le ore 10:48 | Link | commenti (18)
categoria:pensieri spensierati