E' vero, fa freddo. Però, appena il sole esce con qualche tiepido raggio, mi piace bere il caffè all'aperto.
Così ho fatto ieri e seduta ad un tavolino di un bar, guardavo la vita degli altri.
Mi piace osservare le persone. Ricordo che già da bambina trascorrevo ore intere a guardare gli altri, ad immaginare cosa stesserò dicendo, cosa pensasserò.
Avrei dovuto fare l'osservatrice.
Che mestiere fai? "Osservo"
Sì, ma cosa? "La vita degli altri"
Suona bene. Mi piace!
Così, in mezz'ora ho potuto vedere che...alcune situazioni mi sono molto familiari, che non è vero che certe cose capitano solo a me, il mondo è pieno di gente che...si comporto come me. O come le persone che mi sono vicine.
Ho capito che non sono sola. Che certe solitudini sono solo apparenti.
Dall'altra parte delle strada una giovane coppia litiga furiosamente. Il traffico intenso mi impedisce di capire le parole he si stanno vomitando addosso.
Lei lo tocca, lo strattona, lo spinge. Lui indietreggia. Lei vuole accorciare le distanze, a lui la vicinanza di lei, sta stretta. Lei gli punta un dito addosso, lui si volta e le dà la schiena.
Non riesce a reggere il suo sguardo. Lei lo prende, di forza, e lo costringe a guardarla. Ed è lì, in quella minuscola frazione di secondo che, io dipingo il mio quadro. Lui l'ha tradita. Non voleva, ma è successo. Lei vuole capire. Le donne sono sempre troppo analitiche. Le donne hanno il "perchè" conficcato nella testa e nel cuore. Gli uomini, invece, preferiscono trovare le soluzioni, sono più pratici e meno analitici. Lei vuole sapere perchè lui l'ha tradita. Che cos'ha l'altra che lei non ha. Lui tace, la guarda e tace. Lei urla e cerca lo scontro fisico, quasi come risposta a tutti i suoi perchè.
Lui esasperato da queste reazioni, la spinge e se ne va. Velocemente, come un ladro. Lei resta lì, sola e confusa. Con tutta una serie di perchè ai quali non avrà mai risposte. Prende la strada opposta e se ne va. L'immagine di questa lite e di questi due sconosciui che si allontano prendendo due direzioni opposte, mi ha toccato molto. E mi sono ritrovata a fare il tifo in silenzio.
"Non andatevene, chiarite. Parlatene!!!".
Ma io sono così. Magari loro hanno bisogno di più tempo, magari loro stanno bene nella loro lite. Magari era giusto così.
Dopo un attimo però, ecco che lei si rivolta e corre...corre....corre alla ricerca delle risposte negate. E quando lo raggiunge, lo affera da dietro con una foga così passionale, così tenera da lasciarmi stordita.
Lui si volta e l'abbraccia.
Restano così, sul marciapiede di Corso Garibaldi, per un tempo che a me è sembrato eterno.
"Scusa" sembra dire lui.
"Non farlo mai più" sembra rispondere lei.
Finisce con questo "Happy End" il film del quale io sono stata la regisa. Poco importa se poi, nella loro realtà le cose sono andate diversamente.
A me, questo film è piaciuto che sia andato così.
Sì. Avrei dovuto fare l'osservatrice, o forse l'interprete.
Interprete delle vite altrui. Che suonano sempre così simili alla mia.